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Sarà il paziente a dover provare il danno, non il medico a doversi discolpare

Sarà il paziente a dover provare il danno, non il medico a doversi discolpare

Onere al paziente di provare l’avvenuto danno, e non più al medico di discolparsi dalle accuse; termini di prescrizione per l’azione risarcitoria ridotti da 10 a 5 anni, mentre il medico dipendente diventerebbe perseguibile solo per dolo e colpa grave e non anche lieve; rafforzamento del sistema che prevede l’obbligatorietà dell’assicurazione delle strutture ospedaliere; accertamento tecnico preventivo e conciliazione preventiva obbligatori. È questa la proposta del ministero della Salute per ridurre le cause nella Sanità e contro la cosiddetta medicina difensiva che ogni anno ha un costo di oltre 10 miliardi.

La proposta è stata elaborata dalla Commissione Consultiva per le problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale, istituita dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e che ha concluso i lavori il 30 luglio. Il dossier della commissione, come indicato dallo stesso ministro, dovrebbe essere incluso nel testo unico di legge attualmente alla commissione Affari Sociali della Camera, ed il provvedimento finale dovrebbe essere approvato insieme alla Legge di stabilità.

Saranno inoltre introdotti, si legge nella proposta della commissione, limiti all’azione di rivalsa da parte della struttura sul medico dipendente e «si introdurrà nell’ambito dei giudizi di risarcimento del danno derivante da malpractice, la previsione di un accertamento tecnico preventivo e di una conciliazione preventiva obbligatori». In sintesi, il paziente che intenda fare causa ad un medico dovrà obbligatoriamente attivare un procedimento in contraddittorio per l’espletamento di una perizia e soltanto all’esito di tale procedimento (e se la perizia sancirà la colpa del medico) potrà proporre azione risarcitoria. Se l’accertamento tecnico preventivo non sancirà la colpa medica, il paziente non proporrà dunque alcuna azione legale.

 

 

 

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